Clima: le risorse non sono tutto, ma sono indispensabili

Lo scorso mercoledì 8 dicembre a Cancun, nell’ambito della Conferenza sui cambiamenti climatici, ho partecipato al seminario di presentazione dei risultati del Panel di Alto Livello sulle questioni connesse con le risorse richieste per l’adattamento dei Paesi in Via di Sviluppo. I due co-presidenti, i Primi ministri di Norvegia ed Etiopia, hanno evidenziato alla presentazione del Rapporto redatto da eminenti esperti mondiali, come i 100 miliardi di dollari all’anno richiesti sino al 2020 per mettere in pratica quanto deciso nella precedente Conferenza di Copenaghen sono una “sfida ardua, ma fattibile”. Lo stesso Ban Ki Moon, intervenendo in apertura del seminario, ha tenuto a sottolineare come la crisi economico-finanziaria in corso non può, ne deve essere una giustificazione all’eventuale quanto probabile disimpegno dei Paesi ricchi. Per il Segretario Generale del Palazzo di vetro, infatti, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio non potranno essere raggiunti senza un’adeguata ed efficace lotta al riscaldamento globale ed ai cambiamenti climatici. I Paesi più poveri e vulnerabili, e soprattutto le loro popolazioni, stanno sopportando i costi più alti dell’immobilismo dei grandi inquinatori che impedisce la messa in atto di misure efficaci per arrestare la lenta morte del nostro pianeta.  Due le questioni che discendono da simili affermazioni: la prima che anche per quanto attiene i cambiamenti climatici le risorse, in particolare quelle da assegnare ai Paesi poveri per l’adattamento delle loro filiere produttive agli standard eco-compatibili, sono essenziali e irrinunciabili; la seconda che lo sviluppo, e con esso le azioni di cooperazione che si necessitano, deve poter contare su impegni concreti e promesse mantenute dai Paesi industrializzati. Dopo aver depredato le risorse naturali e ambientali di questi Paesi, dopo aver soffocato le loro economie con il peso del debito e il saccheggio delle materie prime dei loro territori, dopo aver sfruttato le risorse energetiche li presenti, i Paesi ricchi non possono certo scaricare su di loro i costi di adattamento. Anche perché, importante ribadirlo, le emissioni nocive dei gas serra e la produzione di CO2 non sono certo principalmente generate nei Sud del mondo. Cina, USA, India e Russia, da soli, ne sono responsabili per l’80 per cento. Il vecchio adagio “chi rompe paga”, tanto semplice quanto saggio, dovrebbe essere il principio seguito nei negoziati in corso sul clima e in generale nelle relazioni tra Paesi. Ma tant’è: quando si tratta di mettere mano al portafoglio i Paesi ricchi sembrano monchi. Anche l’Italia che a Cancun, primo grande appuntamento internazionale dopo la magra figura raccolta al Vertice di settembre di New York sugli MDGs, si è affrettata ad affermare per bocca del nostro Ministro per l’ambiente Stafania Prestigiacomo che “ambizioni troppo alte e tempi troppo stretti bruciano le possibilità di risultati concreti e fattibili”. Come per giustificare con parole vellutate l’ostruzionismo italiano alle posizioni coraggiose della Unione Europea in materia di lotta ai cambiamenti climatici ancora ribadite alla Conferenza in Messico.

(articolo pubblicato su Volontari per lo Sviluppo – rubrica “Osservatorio Cooperazione” – di gennaio 2011)

Lavorare con lungimiranza per un futuro migliore per tutte le persone, pensare alle generazioni future, garantire la sicurezza oggi – causa per la quale Ban Ki Moon ha ribadito a Cancun la necessità di garantire una vita dignitosa per i poveri del pianeta – comporta necessariamente un approccio cooperativo con i Paesi poveri. Se non si riparte da una onesta valutazione delle situazioni di questi paesi  e non si offre loro le possibilità di uno sviluppo adeguato prendendosi a carico i costi di tale prospettiva. Siano essi imputabili alla cooperazione allo sviluppo, ai fondi per l’adattamento ai cambiamenti climatici, o ai fenomeni migratori che cresceranno ancor più velocemente in assenza di azioni efficaci per la conservazione dell’ambiente. senza trincerarsi come solito fare il nostro Governo, dietro la scusa della crisi: parola di Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Sergio Marelli

Segretario Generale FOCSIV