Vittime dello tsunami: un’altra storia di mancata prevenzione

I media di questi giorni sono tornati ad occuparsi di uno “tsunami”. Lunedì sera, l’arcipelago di Mentawai e la costa occidentale di Sumatra sono stati colpiti da un’onda anomala causata da un terremoto di magnitudine 7.7 con epicentro nelle acque al largo di Giacarta. Per ora il bilancio è di 300 vittime e i danni materiali ancora non stimati. Ma l’esperienza insegna che non ci si dovrà stupire se nei prossimi giorni i numeri saliranno nel macabro balletto delle stime spesso manipolate per attirare aiuti internazionali. Dopo aver espresso il mio più profondo cordoglio e la mia solidarietà, vorrei sottolineare un aspetto meno curato dalle informazioni mediatizzate. Questa ennesima catastrofe è la dimostrazione lampante del fatto che, purtroppo, le “onde anomale” o gli tsunami che dir si voglia, non sono episodi né nuovi, né rari in quelle regioni. E non sono iniziati con lo Tsunami – quello con la “T” maiuscola” – del dicembre 2005 come spesso si è portati a credere o come qualcuno ci ha voluto far credere all’epoca. Al contrario sono fenomeni che stanno incrementando la loro frequenza e soprattutto il loro impatto devastante sulle aree nelle quali si riversano. Senza dubbio a causa dei cambiamenti climatici di un pianeta che si ribella alle troppe manomissioni ad opera dell’avidità umana, ma anche per uno sfruttamento delle risorse naturali meno conosciuto e tuttavia altrettanto impattante. Mi riferisco ai ripetuti e continui disboscamenti delle foreste di mangrovie fatti per impiantare in quei terreni – resi fertilissimi da millenni di permanenza di queste foreste tropicali – coltivazioni di gamberetti per l’esportazione.  Le barriere naturali costituite nei secoli dalle mangrovie che consentivano di attutire la forza d’urto degli tsunami, sono oggi soppiantate da immensi bacini di allevamento dei crostacei che lasciano campo libero alle onde anomale. Con il beneplacito delle pance di noi ricchi occidentali,  e per la gioia dei forzieri e dei guadagni delle compagnie multinazionali di commercializzazione. Sulla pelle degli indonesiani e … delle risorse naturali del nostro pianeta. Chissà quando il detto “meglio prevenire che curare” troverà riscontro nelle azioni oltre che nelle parole !