Non c’è trippa per gatti …… o no?

Sabato 16 ottobre tra i molti impegni avuti per la celebrazione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, sono stato invitato a partecipare al “Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione” organizzato dalla COLDIRETTI a Cernobbio.  Un parterre di relatori di altissimo livello e una carrellata di rappresentanti istituzionali non comune.  Tra questi, nella tavola rotonda conclusiva, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti. Riascoltare il Ministro è stata per l’occasione di avere una conferma di quanto vado dicendo da tempo. E cioè che uno degli errori più madornali di certa sinistra e di parte dell’opposizione sta nel ritenere che l’attuale Governo in carica non abbia una politica estera. Figurarsi  se dovessimo limitarci a parlare di politiche di cooperazione allo sviluppo. Anche a Cernobbio Tremonti ha tenuto una vera e proprio lezione magistrale di economia internazionale e ha nuovamente snocciolato i criteri e i principi sui quali fonda la sua politica economica. Che, come tutti sappiamo, contiene una buona parte di politica estera. Non fosse altro in quanto il MEF gestisce oramai i tre quarti dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo del nostro Paese. O ancora per aver assunto, insieme al Governatore di Banca Italia Draghi che è il Presidente in carica dello Stability Forum – organo deputato a individuare le nuove regole della finanza internazionale –  un ruolo preminente nella finanza e nella economia globale. Quanto meno a livello di G8 – G20. Con la comprensione dei lettori che comprenderanno come non sia questo ne il luogo ne lo spazio adeguati per sintetizzare un intervento di 45 minuti, posso osare a sintetizzarlo nell’ormai noto refrain del Ministro secondo il quale non essendo usciti dalla crisi economica e dal rischio di volatilità delle borse internazionali –“gli speculatori sono ritornati alla carica esattamente come prima della crisi” ha affermato Tremonti – non si può che procedere con il criterio dei cosiddetti “tagli lineari”. Una percentuale di riduzione di spesa pubblica, cioè, ugualmente ripartita tra i diversi Ministeri. Ciò, secondo lui, anche per lasciare la possibilità di operare scelte autonome circa il dove apportare i tagli ai responsabili dei singoli dicasteri. Una posizione intransigente al punto che non ha esitato a rispedire al mittente la richiesta del Ministro dell’agricoltura Galan – anch’egli tra i relatori – prontamente appoggiata del Presidente Coldiretti Sergio Marini, di stanziare l’uno per cento del PIL per il settore agricolo italiano. Ho voluto qui riportare queste poche considerazioni perché le reputo di assoluto interesse per la nostra riflessione. La politica tremontiana non vacilla nemmeno di fronte a rivendicazioni sostenute da un’Associazione che conta su più di un milione e mezzo di iscritti attivi in un settore certamente non prioritario, ma altrettanto “primario” della nostra economia. E’ venuto il momento di ripensare al “dogma” dello 0,7% che le Nazioni Unite vorrebbero allocate da tutti i Paesi donatori per la cooperazione allo sviluppo? Anche tra sostenitori di questa annosa campagna c’è chi comincia a pensarla così. Personalmente rimango decisamente favorevole a mantenere questo obiettivo come un traguardo da perseguire. Non fosse altro che perché già raggiunto e in alcuni casi superato da Paesi che, mi si dice, stiano facendo i conti con la stessa identica congiuntura che attraversa l’Italia. Ciò detto, un simile contesto dovrebbe altresì condurci a ripensare i linguaggi, le modalità e le tattiche con le quali noi ONG sosteniamo questa richiesta. Pena gratificarci tra noi in una pericolosa autoreferenzialità. A partire da una seconda riflessione che attiene alla presunta libertà programmazione lasciata dal Ministro ai suoi colleghi di governo. La disputa tra Farnesina e via XX Settembre è dominio pubblico. Le rese dei conti e la guerra per bande tra esponenti del governo è sotto gli occhi di tutti noi. Quotidianamente. Le piccole o grandi gelosie e le cordate di interessi all’interno del MAE meno note, ma altrettanto verificabili frequentando il palazzo. Le ONG rischiano di cadere nella trappola di cedere alla partigianeria perché  continuamente tirate per la giacca da uno o dall’altro. Oggi abbiamo un’occasione vera per contare alleati e avversari. L’occasione ci viene offerta da una inedita risurrezione nelle stanze della politica della proposta di una tassazione sulle speculazioni finanziarie. Opportunità che si riapre dopo che Sarkozy e Zapatero hanno rilanciato questa proposta da oltre un decennio sostenuta dalle ONG nell’aula della Assemblea Generale ONU in occasione del Vertice sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio di metà ottobre. Una via “ONG” per risolvere il problema del reperimento delle risorse . Le stime di autorevoli economisti parlano di 40 miliardi di dollari all’anno con un’aliquota dello 0,005%. Ma anche un terreno propizio per una discussione con il nostro Ministro delle Finanze, interessato ad individuare regole e meccanismi di controllo degli speculatori finanziari, e con il MAE che da tempo mendica risorse. La FOCSIV è tra i promotori della rinvigorita campagna nazionale per promuovere la “Tassa”. In essa abbiamo fatto confluire le esperienze, le elaborazioni e le risorse maturate in ambito CIDSE e con la campagna autonomamente lanciata qualche anno fa.  Come nel 2000 la diffusa mobilitazione della società civile tutta ha scardinato il tabù del debito estero, oggi possiamo avere in questa campagna un nuovo obiettivo. Per ridare speranza e fiato ad una cooperazione italiana sull’orlo di un definitivo collasso.

(questo articolo è pubblicato sul numero di novembre di Volontari per lo Sviluppo – rivista della FOCSIV – nella rubrica “Osservatorio Cooperazione”)