La “casa di Montecarlo”: come il dito e la luna

Le ultime settimane di questa calda estate, politicamente parlando, sono state tra l’altro caratterizzate dalla vicenda a tutti nota della casa di Montecarlo che molti imputano alle proprietà del cognato del Presidente della Camera on. Gianfranco Fini. Non voglio qui entrare nel merito della vicenda. Lo hanno già fatto in troppi. Certo, penso che a nessuno sia sfuggito il fatto di come ancora una volta un presunto scandalo sia venuto alla luce con la precisione di una bomba ad orologeria. La nostra politica nazionale è da sempre costellata di episodi nei quali una qualche questione scottante venga utilizzata “ad hoc”. Indipendentemente dalla data di accadimento del fatto. Forse c’è proprio da credere a chi sostiene, con una qualche inclinazione complottista, che  siamo tutti “schedati” e osservati da un “grande fratello”. E che di conseguenza ognuno di noi, o quanto meno la maggioranza degli italiani, sono potenzialmente ricattabili. Secondo alcuni, anche il Presidente della Camera. Anche lui finito sotto ricatto immediatamente dopo aver rotto con il leader-maximo del Popolo della Libertà. Ma non voglio qui entrare nel merito della vicenda: già troppi lo hanno fatto quando invece, a mio parere, dovrebbe essere la magistratura a chiarire il tutto e darci un’interpretazione veritiera dalla quale, penso, potremo tirare le nostre conseguenze. Cosa non da poco, per diversi, anche in vista della possibilità tutt’altro che remota di dover tornare a votare tra pochi mesi. Ciò che invece vorrei commentare, è l’anomalia della tempistica richiesta per appurare una situazione che in altre circostanze sarebbe a dir poco banale. E il processo breve, qui non c’entra proprio! Perché, infatti, gli inquirenti da fine Luglio ad oggi non hanno ancora potuto stabilire la vera identità del proprietario della casa di Montecarlo? Se l’indagine fosse rivolta ad un possedimento di un normale cittadino, senza il bisogno di indagini complesse, in tempo reale si potrebbe risalire ai veri atti di proprietà. Ma in questo caso, dimezzo ci sono ancora una volta due cosiddetti “paradisi fiscali”. Il primo, la minuscola isola di Santa Lucia dove sono stati stipulati gli atti di passaggio di proprietà, l’altro il piccolo Principato di Monaco dove è situata la casa in questione. L’omertà insita in questi piccoli Stati che reggono la propria ricchezza proprio sulla copertura offerta ad affari illeciti o da camuffare di fronte al fisco o alle forze dell’ordine, è il vantaggio protetto dalla politica di tutto il mondo e del nostro Paese collusa con gli interessi che da esso se ne può trarre. Anche a fini personali. Un ennesimo episodio che a dispetto della ragione e del buon senso, mi porta a pensare che tutto questo polverone suscitato per mettere in crisi un personaggio di spicco come l’on. Fini, così come moltissimi altri misteri ancora tali della storia del nostro Paese sarebbero spiegabili togliendo di mezzo una volta per tutte questi “buchi neri” della finanza e della politica internazionale costituiti dai paradisi fiscali . La casa di Montecarlo mi pare tanto un icona evidente di quel famoso detto della saggezza popolare secondo il quale è ottuso concentrarsi sul dito che indica la luna.