Chi di spada ferisce ……

Di oggi la notizia che nella confinante Svizzera i muri di alcune città della parte italiana di questo Paese sono stati tappezzati con manifesti di una anonima campagna dallo slogan “bala i rat” (ovvero ballano i topi – allusione al noto adagio quando la gatta manca  i topi ballano). il messaggio veicolato è tanto semplice quanto inquietante: sono troppi i “frontalieri” che ogni giorno varcano il confine per “rubare il lavoro e aumentare la criminalità” ai cittadini elvetici. Sono affermazioni pronunciate da un esponente del Partito “Unione Democratica di Centro” della Svizzera italiana. Per un canturino come me, il fenomeno dei frontalieri è realtà ben nota. Sono diversi, infatti, i miei concittadini che in buona compagnia di altri abitanti la regione confinante con la ricca “cassaforte d’Europa” sono veri e propri pendolari internazionali varcando ogni giorno il confine di Stato per avere un lavoro o, anche, per poter avere retribuzioni decisamente superiori a quelle conseguibili nel nostro Paese. Da sempre vittime di grande precarietà che alla minima crisi non fa esitare il governo e i datori di lavoro locali a sacrificarli per primi e sicuramente prima dei cittadini svizzeri. Ma tant’è: il gioco vale la candela sia per coloro che rimediano un salario almeno per un po di tempo, sia per coloro che riescono ad accumulare qualche Euro in più e resistere fino alla riassunzione e alla ripresa del lavoro oltre confine. Oggi, però, qualche cittadino elvetico è tornato a rivendicare la primatura sugli stranieri invitando veementemente il governo cantonale ad assumere misure per limitare l’accesso ai frontalieri. E lo sta facendo con la stessa motivazione con la quale la Lega Nord Padania  conduce le proprie campagne contro gli immigrati in Italia. Non solo evocando le stesse ragioni di fondo, ma addirittura prendendo a riferimento i medesimi preconcetti utilizzati da questa forza politica. Italiani criminali come gli “extracomunitari” presenti in Italia. Chissà come faranno in questo caso Umberto Bossi e compagni a giustificare l’emulazione del loro modo di agire e di pensare ora che a farne le spese sono i “padani”, molti dei quali, stando alle statistiche ed ai risultati elettorali, loro elettori.