Libertà di stampa – libertà di parola

Qualche settimana fa, come sempre senza rilievo sui principali organi mediatici, l’osservatorio delle Nazioni Unite sulla libertà di stampa nel mondo pubblicava la sua graduatoria aggiornata. E come nelle precedenti edizioni, posizione più posizione meno, l’Italia ne esce malconcia. Per un Paese infatti, tra i primi posti nelle classifiche stilate da economisti e politologi, collocarsi vicino a Repubblica Democratica del Congo o di qualche altro Paese noto per i suoi regimi tutt’altro che democratici e “sviluppati” non è certo gratificante. Visto che è fuori di dubbio la non partigianeria degli esperti che lavorano al rapporto delle Nazioni Unite né per la maggioranza né per l’opposizione del nostro Paese, la collocazione al 72° posto è da prendere come dato oggettivo e al tempo stesso grandemente preoccupante. Ma ciò che ancora più mi preoccupa in questi giorni, è pensare a quale ulteriore peggioramento avremmo potuto andare incontro se oltre all’analisi della libertà degli organi di stampa e dei media il rapporto avesse considerato anche i recenti episodi accaduti a comizi e incontri pubblici. Il senatore ;Marcello  Dell’Utri fischiato a Como e costretto ad abbandonare il palco dal quale stava presentando i presunti diari del Duce e poi, qualche giorno dopo, la veemente contestazione del presidente del Senato Renato Schifani al dibattito con l’on. Fassino a Torino proseguito solo grazie alla temerarietà e determinazione dei due politici. Personalmente sono assolutamente tra coloro i quali ritengono un diritto inalienabile quello di poter esprimere pubblicamente le proprie opinioni. ritengo infatti questi episodi un preoccupante indicatore di un clima da caccia alle streghe e di uno scenario da censura popolare che già in passato hanno dimostrato le possibili degenerazioni successive, se non stigmatizzati e contrastati efficacemente. Chi direttamente o pubblicamente tenta una qualche giustificazione in nome della condivisibile misura troppo piena per

questa politica allo sfascio, si assume la responsabilità di fomentare questo clima, assumendo gli stessi atteggiamenti di chi, cavalcando la paura e la comune diffidenza per il diverso strumentalizza pulsioni xenofobe e razziste. lo dico con convinzione anche di fronte ad un fatto passato in sordina. Intervistato il giorno successivo alla contestazione comasca da La 7, il senatore Dell’Utri ha affermato che sarebbe stato peggio se piuttosto che del mafioso lo avessero definito un “cornuto”. Sembra proprio che in Italia contino di più i meriti “

di letto” che non quelli della integrità e della onestà. Del resto, Dell’Utri milita nelle file di uno schieramento politico che ha per leader una persona che si vanta delle sue capacità amatoriali  a suo dire comparabili con quelle di Rocco Siffredi. Che nella confusione odierna dove tutti a parole si dicono alla ricerca di nuovi leader si stia pensando a lui ?