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Governo 5 stelle ?

Presentare la squadra di governo prima delle elezioni, va riconosciuto può essere un nuovo modo di fare interessante. Proporsi agli elettori con il massimo della trasparenza è intenzione meritoria. Ciò che al contrario mi provoca qualche perplessità è una valutazione nel merito.

La professionalità e la competenza sono qualità imprescindibili per assumere una responsabilità di governo del Paese: è una conditio sine qua non.

I danni e l’inefficacia dei troppi casi in cui sono stati premiati con poltrone governative emeriti incompetenti sono, purtroppo, da tutti noi conosciuti. Lo abbiamo tutti imparato a nostre spese con i Governi di ogni colore, compreso l’attuale.


Ma il problema è se competenza e professionalità siano anche condizioni sufficienti per svolgere al meglio la gestione di un dicastero di un Paese come l’Italia.

Sinceramente credo proprio di no. Essere docente in una Università italiana e scrivere sulla prestigiosa rivista Limes, non necessariamente implica la capacità di svolgere una funzione chiave come quella di Ministro degli Affari Esteri. Essere un bravo imprenditore non necessariamente implica saper occuparsi del bene comune della produttività di tutto il Paese. Aver pubblicato molti libri, non sempre comporta saper anche trovare le migliori soluzioni per l’applicazione delle teorie elaborate nella realtà complessa del governo di un Paese.

Esercitare una funzione di governo richiede anche capacità ed esperienza gestionale; necessita di capacità negoziale; implica la difficile mediazione tra le proprie utopie e la concretezza della governance.


Profeti e Re, fin dalla saggezza biblica, sono ruoli interdipendenti, ma altrettanto distinti. Troppe volte abbiamo constatato e subito i disastri fatti da profeti messi al governo e di re senza profezia.
Nel segreto dell’urna, credo utile valutare anche questo.

Non si speculi sulla salute dei bambini

Che le campagne elettorali siano, da sempre, ricettacolo di insulsaggini, populismi e chimere non è certo una novità. Che queste travalichino i limiti della sacralità della salute delle persone è cosa più rara.

Le posizioni contrapposte sulla vessata questio dell’obbligatorietà dei vaccini che stanno infuocando le diatribe politicanti di questi mesi, non sono solo ridicole, ma anche scellerate.

Non sono minimamente un esperto di sanità pubblica, né dispongo delle conoscenze per scegliere e nemmeno per sentenziare nel merito. Eppure, tra meno di tre mesi, alle urne, dovrò basarmi anche sulle posizioni espresse dai leader dei principali partiti circa la miglior scelta da operare per un futuro sicuro dei nostri bambini. Obbligatorietà? Raccomandazione? Autonomia decisionale (dei territori)? Libertà di scelta (dei genitori)? Obiezione di coscienza (dei medici)? Un dedalo di opzioni che sembrano derivare dalla ottusa volontà di opporsi all’avversario e distinguersi dagli altri, piuttosto che da responsabilità nei confronti del diritto fondamentale ad una vita salubre degli individui e delle comunità.

A livello internazionale esiste e funziona un’autorità competente, svincolata dai provincialismi, dalle smanie di protagonismo, e dalle bramosie di visibilità dei nostri leader nostrani, alla quale ci si dovrebbe rivolgere per avere quantomeno un parere vincolante, se non una vero e propria direttiva. L’Organizzazione Mondiale della Sanità esiste per questo e viene sostenuta anche con il denaro (nostro) che il Governo italiano versa per il suo funzionamento.

Come viene sollecitato ad intervenire in contesti altri, come ad esempio nei Paesi dei Sud del mondo, senza che ciò provochi problema alcuno, e così come in questi casi il parere dell’Organizzazione ginevrina viene richiesto, accolto e messo in pratica, così il buon senso e il dovere di responsabilità dei decisori nazionali dovrebbe passare la mano a chi ogni giorno, nel mondo, ha a che fare con endemie, epidemie e malattie contagiose.

Da cittadino e, fra poco, da elettore, ritengo un diritto basare le mie scelte su un parere super partes.

(Articolo pubblicato su Repubblica.it ; Vita.it)

Fame e speculazioni: un passo avanti

Bnp- Paribas e Barclays, due tra le maggoiri banche internazionali, hanno annunciato l’intenzione di ridurre le loro operazioni in “future” sui prodotti agroalimentari: un primo piccolo passo, ma significativo anche dell’efficacia delle azioni di pressione esercitate negli ultimi anni da numerosissime Organizzazioni di società civile.

L’annuncio è stato dato dal portavoce della Bnp-Paribas dichiarando chiuse le sottoscrizioni a Parvest World Agricultural Fund e Easy ETF Ultra light Energy fund, due dei fondi gestiti da Bnp contenenti notevoli quantità di prodotti agricoli. Le pressioni in questo caso di OXFAM France hanno prodotto quetso lusinghiero risultato, ma soprattutto dimostrato che, come per altre questioni considerate dei veri e propri tabù dalla finanza internazionale e dai decisori politici, si può ottenere una maggior responsabilità operativa degli operatori finanziari senza per questo pregiudicare le loro attività.

L’esempio deve essere seguito e provocare un effetto valanga, anche in Italia. Quale migliore occasione della vigilia elettorale? Il nuovo Parlamento potrebbe assumere l’obiettivo di regolamentare i mercati finanziari, soprattutto proibendo le speculazioni sulle derrate alimentari che sono una delle principali cause della fame nel mondo, sfruttando l’occasione dell’applicazione della direttiva della UE emanata nei giorni scorsi in materia di Tassa sulle Transazioni Finanziarie.

Per deontologia o per stile

Spesso non sono gli statuti, né i regolamenti interni a determinare le  incompatibilità delle cariche sociali delle associazioni, tuttavia, correttezza e un certo “bon ton” imporrebbero un passo indietro a chi assume ruoli pubblici, fosse anche solamente in fase di candidatura.

Invece in questa tornata elettorale pare l’esatto contrario. Il dato positivo del numero elevato di esponenti dell’associazionismo di società civile inseriti nelle liste di diverse formazioni politiche non si accompagna con la rinuncia e la separatezza di parecchi candidati con la vita e le azioni delle rispettive organizzazioni di provenienza. In queste settimane di campagna elettorale c’è chi continua a presiedere incontri e eventi; chi utilizza i folti indirizzari delle proprie associazioni per inviare messaggi elettorali; chi resta inopinatamente nei loro organigrammi.

Ho sempre sostenuto come uno degli errori strategicamente più drammatici delle associazioni italiane fosse quello di tagliare ogni legame con parlamentari provenienti dalle loro costituency per l’assurdo motivo di così dimostrare la “apoliticità” delle associazioni.  Tuttavia, la scelta personale di candidarsi non può e non deve essere strumentalmente confusa con quelle delle associazioni , né può anche indirettamente coinvolgere delle realtà che, per loro natura, sono plurali e non coinvolte in scelte di campo individuali.

Questione di stile e di deontologia professionale: lo ricordino candidati ed elettori.

(articolo pubblicato su Vita.it e Repubblica.it)