Disabilità: ma quanta strada resta da fare?

Normalmente, per teleinformarmi seguo il TG de LA7 ritenendolo quello più potabile nel panorama di una informazione prona e eterodiretta di questo povero Paese.

Questa sera, tuttavia, la tentazione che credo abbia ormai conquistato la maggioranza degli italiani, ovvero quella per certi versi comprensibile di abbandonare il dovere di informarsi almeno tramite i grandi mezzi mediatici, è cresciuta fortemente in me.

Oggi, infatti, lo sport nazionale è stato costellato di due meravigliose vittorie: quella di Elena Curtoni nella prova di superG di val di Fassa e quella di Emanuel Perathoner nella gara delle Paraolimpiadi di Milano-Cortina. Un atleta, quest’ultimo, con un palmares di tre ori e un argento nei campionati mondiali, un bronzo alle paraolimpiadi e tre coppe del mondo consecutive conquistate nel 2004, 2005 e 2006 nello snowboard.

Bene, la speaker del TGLa7 ha pensato bene di annunciare queste notizie sportive con parole a dir poco inammissibili. Cito: “doveroso” dare la notizia dell’oro olimpico di Perathoner mentre “la grande soddisfazione” arriva dalla vittoria di Elena Curtoni in discesa libera.

Le parole hanno un peso, dicono i saggi. Le parole sono macigni, affermano altri. Condividendo entrambi gli adagi, non mi resta che una volta di più constatare come la disabilità e le disabilità rimangano una marginalità, i disabili una casta inferiore, appena appena un passo oltre all’oscurantismo che sino a non molto tempo fa consigliava il loro nascondimento. Quasi fossero, come in culture antiche ed esoteriche, il castigo di dio inferto alle manchevolezze dell’umano errare.

Se Dio dovesse intervenire oggi, penso lo farebbe nei confronti di chi sgancia bombe “intelligenti” su scuole, asili, ospedali, inermi civili che, come mosche, stanno in questi giorni perdendo la vita per la sete di potere di psicopatici osannati da squilibrati elemosinanti vassalli bramosi di ricevere qualche briciola dall’infausto banchetto consumato alla tavola di odierni epuloni.

Alla sua tavola sono invitati le vedove, gli orfani e gli storpi. Almeno lì, sono loro a trovare pari o superiore dignità.

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