In difesa di chi difende i diritti
15 navi, 7 imbarcazioni e 4 aerei: questa la flotta aereo-navale schierata dalle ONG nel Mediterraneo per salvare vite umane. In dieci anni, dal 2015 ad oggi, 180mila disperati alla ricerca di una vita dignitosa, hanno avuto salva la vita grazie all’opera delle Organizzazioni Non Governative attive nelle operazioni di soccorso dei migranti che tentano di attraversare il mare. Nonostante le leggi, le norme, le restrizioni, le vessazioni, le multe, i dirottamenti e i blocchi adottati dai Paesi ricchi della nostra Europa, italiano in prima linea.
Lo scandaloso bilancio delle vittime delle attraversate della speranza, che nello stesso periodo di tempo conta 22mila morti e/o dispersi, avrebbe potuto essere ben superiore se queste organizzazioni umanitarie avessero gettato la spugna soggiogandosi all’egoismo e alla disumanità di presunti difensori di patri interessi.
Eppure, la battaglia contro le ONG sembra ormai aver varcato confini, limiti e decenza. Dagli scranni di Bruxelles, da mesi, le forze conservatrici – PPE e ECR soprattutto – hanno avviato una vera e propria campagna di denigrazione e controllo del loro operato. Per vent’anni sono stato ai vertici delle ONG italiane ed europee. Vent’anni nei quali ho ben verificato, e contemporaneamente denunciato senza remore, le deviazioni e le distorsioni che alcune – pochissime – di queste organizzazioni hanno perpetrato. Ho sempre sostenuto che essere una ONG non è un vaccino contro corruzione, malversazioni di fondi, attività opache e doppiogiochismo. Del resto, ciò accade per qualsivoglia settore della società. Costituire un’associazione, un’organizzazione di società civile ancora oggi, ma anche un’impresa o una azienda, per fortuna, è diritto costituzionale riconosciuto alla libera iniziativa dei cittadini. A nessuno verrebbe in mente di condannare un intero settore produttivo per scorrettezze o illegalità verificate in uno o pochi dei suoi componenti. Ma per le ONG sì!
Allora, forse, i veri motivi di tale criminalizzazione collettiva vanno ricercati altrove. A inizio 2026 il Governo Netanyahu ha espulso tutte le ONG umanitarie operanti nella Striscia di Gaza. 37 organizzazioni che hanno garantito che il dramma del popolo palestinese fosse meno tragico di quanto non lo sia oggi, hanno dovuto lasciare i Territori. Nella migliore tradizione di molti governi dittatoriali – come quelli di Etiopia, Rwanda, Burundi, Cile, Myanmar, Cambogia, e compagnia cantando – anche Israele espelle e mette sotto stretto controllo chi difende i diritti umani, denuncia i soprusi, si schiera dalla parte delle vittime, accusa le violazioni dei codici e dei trattati internazionali, ribadisce la primazia dell’umanitario su qualsivoglia altro obiettivo e interesse. Insomma, chi “da fastidio” e si mette di traverso rispetto alla sempre più diffusa attitudine dei governanti di agire in totale libertà di azione.
Ed ecco che – come avrebbe potuto mancare? – l’odierno autocrate per eccellenza tra le molteplici malefatte annovera anche quella del taglio dell’83% dei fondi per lo sviluppo stanziati dal Congresso USA. Dopo aver praticamente voluto lo smantellamento di USAID – l’Agenzia statunitense che gestiva i programmi per i Paesi poveri – lo scorso 15 gennaio Trump ha annunciato un drastico cambio di rotta con il quale il nuovo gli accordi con i Paesi dei Sud del mondo saranno direttamente presi dalla Casa bianca. Ovvero, bypassando ogni altro attore, ONG in primis, che sino ad oggi hanno operato in favore delle loro popolazioni.
La sola idea che i programmi di sostegno ai poveri del mondo siano nelle mani di un simile personaggio fa tremare le vene ai polsi. La prospettiva che anche gli interventi umanitari siano nelle bramose mani e obiettivo del famelico portafoglio di uno psicopatico dotato di enorme potere ricattatorio fa rabbrividire.
In altri tempi e con altri incarichi, a fronte di tale scenario avrei immediatamente mobilitato il Governo di turno, indipendentemente dal suo colore. Oggi, credo proprio, troverei tutt’altro che un alleato. Non siamo nella Spagna del premier Sanchez che ha insignito il fondatore di Open Arms – una delle ONG attive nel Mare nostrum – con “l’Encomienda del mérito civil” – onorificenza paragonabile al nostro cavalierato della Repubblica – motivandola con il loro impegno profuso nel salvare vite: un valore non negoziabile e una responsabilità collettiva.
Non resta che appellarsi alla coscienza e alla solidarietà dei singoli. A partire da quei molti pronti a contribuire economicamente alle campagne e alle attività promosse dalle ONG, ma altrettanto convinti nel sostenere i loro più strenui detrattori, invocando quella coerenza con i valori occidentali – primi fra tutti giustizia e Carità cristiana – tanto declamati e così poco incarnati.

