Le Chiese si schierano nella lotta ai cambiamenti climatici

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Gli esiti dell’ultima Conferenza sui cambiamenti climatici – la COP 30 conclusasi a Belém in Brasile qualche giorno fa – sono a tutti noti. Al di là di qualche inutile proclama di questo o quell’altro governo, la realtà è che le speranze suscitate dagli impegni presi dieci anni orsono con l’Accordo di Parigi sembrano del tutto svanite.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas inquinanti per contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro il 1,5 gradi centigradi e, di conseguenza, una concreta e rapida transizione energetica che dall’utilizzo dei combustibili fossili passi definitivamente all’impiego di risorse rinnovabili hanno ceduto il passo agli interessi di breve termine, al consenso populistico e alla prepotenza dei Paesi produttori di petrolio e delle multinazionali loro collegate.

Siamo in un tempo dove sembra che per l’ennesima volta la possibilità di cambiamento e il sopravvento della responsabilità risieda in una individuale resilienza che si spera possa contagiare un numero crescente e rapidamente significativo di singoli cittadini. Come capitato e dimostrato a più riprese nella storia, questa via resta l’unica possibile a fronte della ignavia e dell’inerzia di chi principalmente preoccupato di mantenere ad ogni costo presente e futuro il consenso popolare che, come noto, spesso si conquista semplificando le problematiche e offendo soluzioni di comodo, ancorché fasulle.

Una simile convinzione, sembra essere alla base del pronunciamento di 62 istituzioni religiose di diverse confessioni che ritengono come “il disinvestimento dai combustibili fossili non è solo una scelta finanziaria, ma una responsabilità morale”. Diocesi e parrocchie italiane, istituzioni canadesi, ordini religiosi europei, reti protestanti come l’Arbeitskreis Kirchlicher Investoren (AKI) che riunisce 42 investitori istituzionali della Chiesa tedesca hanno rotto gli indugi denunciando pubblicamente l’irresponsabilità dei governi nel perpetrare la scelta delle energie fossili per il futuro.

Così, ad esempio, si è espresso Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca: “L’impegno della Chiesa per una seria conversione ecologica, volta alla salvaguardia della terra e delle sue creature, passa anche attraverso specifiche scelte comunitarie che migliorino le pratiche istituzionali e ispirino le scelte personali”.

Le Chiese protestanti di Germania hanno bandito le aziende con più del 5% di fatturato da petrolio, gas e carbone. I Gesuiti di Europa centrale optato per il disinvestimento totale nelle stesse aziende. I Vescovi di Africa, Asia e America Latina dichiarato che abbandonare le energie fossili non è solo una questione di clima, ma di riparazione del debito ecologico accumulato in decenni di sfruttamento delle loro popolazioni.

“Investire denaro non significa abdicare alle proprie responsabilità. Al contrario: escludendo le aziende che ricavano dall’estrazione di carbone o dalla produzione non convenzionale di petrolio e gas, si assumono la responsabilità davanti a Dio e all’umanità per ciò che accade al loro denaro”, gli ha fatto eco il Dott. Jörg Mayer, Presidente dell’Arbeitskreis Kirchlicher Investoren (AKI).

Padre Thomas Hollweck SJ, Provinciale dei Gesuiti dell’Europa Centrale, ha dichiarato: “Il cambiamento climatico minaccia il nostro ambiente e la vita sul nostro pianeta. A essere particolarmente colpite sono le persone più povere del Sud del Mondo, che contribuiscono meno alle cause del cambiamento climatico e dispongono di mezzi limitati per proteggersi.

Sono gesti e impegni che ridanno speranza e che interrogano ognuno di noi. Sono scelte che calano nel concreto dell’oggi gli insegnamenti e la catechesi che ancora attendiamo siano assunte, vissute e propagate da chi ancora tentenna dai pulpiti delle nostre Chiese. Sono moniti che non possono essere ignorati dagli uomini e dalle donne di chiesa. Sono un linguaggio che riconcilia credenti e non credenti nel conseguimento di obiettivi comuni uniti nella difesa di un bene comune universale.

La scelta tra Dio e Mammona, per quanto difficile e impopolare possa sembrare, riguarda la vita di tutti i giorni, le decisioni piccole e grandi di ogni tempo. Come Heike Hardell, Consigliera Senior della Chiesa e Direttrice Finanziaria della Chiesa Evangelica Luterana della Germania Settentrionale (Nordkirche), credo urgente che ognuno di noi non investa “nella distruzione del creato, ma nella sua preservazione ….. per un’economia che promuove la vita, per una giustizia climatica che non conosce confini.”

A partire dal suggerimento del Prof. Dott. Jerry Pillay, Segretario Generale del Consiglio Mondiale delle Chiese quando invita le persone di fede a “prestare particolare attenzione a non essere inconsciamente o inavvertitamente complici delle cause profonde che alimentano l’emergenza climatica. Verificare che le nostre banche, pensioni e assicurazioni non arrechino danno è un imperativo morale nei confronti dei bambini e delle generazioni future”.

Ciascuno di noi può e deve agire. Forse, come usava anni fa, potrebbe essere utile tornare a cantare con convinzione “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti” (Canzone di maggio – Fabrizio De André). O, se si preferisce, riascoltare il videomessaggio di Papa Leone XIV inviato alle Chiese dei Sud del mondo, nel corso della COP30, dove rammenta che tutti “siamo custodi del creato, non rivali per le sue spoglie”.

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