Cambiamenti climatici: occorre un sussulto di responsabilità

Un’informazione strumentale, che plasma gli interessi dei suoi destinatari o distrae ad arte la di loro attenzione, e la diffusa superficiale emotività con la quale ci si interessa all’ultima notizia dimenticando rapidamente quelle del giorno prima, sono la combinazione letale per la quale l’apertura della Conferenza sui cambiamenti climatici – la COP 30 – apertasi ieri a Belèm in Brasile, rischia di passare del tutto inosservata. O, per lo meno, di non avere il rilievo che meriterebbero le dirimenti problematiche che si discuteranno nei prossimi giorni al tavolo dei decisori mondiali.
E pensare che sino a pochi mesi fa ci si era illusi, almeno dal pinto di vista di chi lontano dai prezzolati negazionisti, della conquistata attenzione della maggioranza delle persone per il dramma che si sta compiendo ai danni del pianeta e dell’intera futura collettività. Dramma principalmente dovuto all’inedia e all’inazione di governi sempre più restii ad assumere scelte coraggiose quanto doverose, a volte impopolari e all’edonismo sfrenato che sempre più caratterizza il nostro vivere.
L’Amministrazione statunitense, meglio ricordarlo, imbesuita e pronata alle pazzie egocentriche del suo comandante in capo Trump si è sfilata dall’Accordo di Parigi. Lo ha fatto sposando le tesi di chi ancora irresponsabilmente, o meglio dire interessatamente, ritiene ininfluente l’azione umana – le cosiddette “cause antropiche” – sul surriscaldamento globale, il degrado delle risorse naturali e la devastazione dell’ambiente. E così facendo, ha sottratto alle decisioni comunitarie il futuro di un Paese che, da solo, contribuisce alle emissioni di CO2 per oltre il 12% del totale. L’Unione Europea, dietro la spinta di alcuni Stati membri con in prima fila l’Italia, ha fatto una totale retromarcia rispetto agli impegni e le prospettive assunte con il “greedeal”. La grande industria, automotive in testa, ormai rinnega la prospettiva dell’elettrico lanciando informazioni inveritiere capaci di sollevare un risentimento popolare basato sull’infondata e falsa notizia dell’imperativo si sostituzione delle auto, quando l’unica decisione assunta in sede UE riguarda il divieto di costruzione, non di utilizzo, delle auto con motore a scoppio a partire dal 2035. Le nuove super potenze economiche, Cina e India innanzitutto, ritengono di poter ripagare pan per focaccia l’usurpazione e il libertinaggio praticato per secoli dall’Occidente, anche esercitate sulla loro pelle, ripetendo pedissequamente i medesimi errori ed avvalendosi in toto degli stessi egoismi delle potenze passate o di quelle in preda all’attuale declino. Le guerre – ricordando che sono oltre 50 in essere e non solo le due sotto i riflettori mediatici – e la corsa al riarmo non solamente acuiscono la questione ambientale, ma ha completamente spento qualsiasi faro sugli altri numerosi drammi che affliggono due terzi del nostro pianeta.
Ne è cosciente il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il quale in apertura dei lavori della COP brasiliana ha oltremodo alzato i toni delle sue parole di inaugurazione citando l’ultimo “Emission Gap Report” che sancisce definitivamente come, di questo passo, il livello di guardia del +1.5 gradi centigradi sarà superato al massimo fra soli cinque anni. Le conseguenze di questo surriscaldamento, come notorio, saranno devastanti in particolare per, come spesso, per le popolazioni impoverite dei Sud del mondo. Ed inoltre, sempre stando agli scienziati redattori del citato rapporto, in assenza di contromisure drastiche la temperatura media globale subirà un innalzamento compreso tra i 2.3 e i 2.5 gradi centigradi. Uno scenario da vera e propria apocalisse.
La speranza che a Belèm un sussulto di responsabilità scuota il mondo resta l’unica alla quale aggrapparsi. Anche se, a ciascuno di noi e a tutti è chiesto quella svolta necessaria e insostituibile nel modo di vivere e di usare delle risorse collettive e dei beni comuni.
Soprattutto in questo caso, per noi e per chi ci rappresenta in Brasile non può e non deve valere quel tanto odioso “tanto non cambia nulla” e l’altrettanto inaccettabile immobilismo che farisaicamente si trincera dietro l’attesa che altri altrove facciano qualcosa.

