Io sto con loro

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La storia è costellata di gesti simbolici. Atti compiuti da persone, a volte nemmeno ricordate o del tutto sconosciute che, alla luce di un giudizio razionalista e se valutati da una cultura efficentista, ovvero se commisurati al risultato atteso e conseguito, possono passare per vani o vanesi.

Da sempre. Da quel Muzio Scevola, che si amputò della mano sinistra su un braciere ardente solo per dimostrare al re Porsenna il coraggio dei romani, fino al “tank man” di piazza Tienanmen che nel 1989 affronta i carri armati per arrestare la loro avanzata sui manifestanti inermi. Da “l’inutile sacrificio” di Leonida alle Termopili alla stampella di Enrico Toti, passando per lo sconosciuto monaco Gesuita che a metà dell’ottocento si propose come merce si cambio per la libertà di un solo schiavo africano durante uno degli ignominiosi imbarchi sulle navi negriere dall’isola di Gorée o dall’ormai dimenticato di Jan Palach datosi alle fiamme per la libertà della sua Cecoslovacchia.

La dimensione della strage e la portata della tragedia in corso nella striscia di Gaza, sempre lasciando spazio al raziocinio, ovviamente richiedono ben di più e molto altro rispetto ai carichi imbarcati sulla quarantina di imbarcazioni che compongono la “Global sumud Flotilla”. Pochi natanti di ridotte dimensioni che stanno solcando il Mediterraneo con il chiaro e dichiarato intento di forzare il blocco navale che, con tutta presumibilità, ordinerà il Governo di Tel Aviv. Un obiettivo, peraltro, dichiarato dagli organizzatori di questo gesto “sovversivo” nei confronti della politica, se ancora di politica si può parlare riferendoci alla follia di Netanyahu & company, e delle azioni di un governo scellerato perpetrate quotidianamente sugli inermi civili palestinesi. Un obiettivo perseguito in decenni di storia di questa armata pacifista, solo oggi venuta alla ribalta dei media.

Ma il non comprendere, tanto meno il non condividere o addirittura bollare di spettacolarismo, il fine delle quaranta prue pacificamente orientate verso Israele è proprio di chi ha definitivamente ceduto alla logica mercantile e mercenaria per la quale vale la pena solo ciò che rende, secondo cui il mettersi in gioco va di pari passo con un tornaconto efficientista o, ancora meglio, affaristicamente proficuo.

Sembrano passati secoli dal giorno della pubblicazione del libro di un prete, magari incensato dagli stessi critici di cui sopra, con il quale don Lorenzo sosteneva a spada tratta la legittimità e la forza della disobbedienza di fronte a norme ingiuste. Un cinquantennio è bastato ad acquietare coscienze e ammorbidire gli ardori e l’amore per la verità dei più. Pochi anni per annidarsi nei talami accoglienti delle mediazioni culturalmente forbite e politicamente corrette.

C’è chi sottoscrive contratti miliardari per l’acquisto di altri 25 cacciabombardieri F35, come appena fatto dal Governo del nostro Paese, e chi rinuncia alla partecipazione al trumpiano programma di riarmo sponsorizzato dalla Lockheed, come Portogallo, Svizzera, Danimarca, Canada, o addirittura revoca contratti in essere per una loro fornitura come nel caso della Spagna.

Gesti. Entrambi. In un caso non serviranno contro la potenza nucleare, nell’altro non impediranno la gara al riarmo oramai lanciata come un’attuale, imbecille, costosissima nuova corsa all’oro del Klondike.

Gesti. A volte rimangono tali. Altre portano a risultati e a conseguenze inattese, insperate, ritenute impossibili da quei tribuni in pantofole che sparano sentenze dalle loro comode poltrone alloggiate in ridondanti salotti della buona cultura.

Grazie a chi sta navigando in mezzo al Mediterraneo battendo bandiera palestinese. Grazie alla “Global sumud Flotilla”. Io sto con loro. Anche questo altro non è che un gesto. Necessario.

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