Ma quanto è lontana l’Amministrazione condivisa?

Martedì scorso, 29 luglio, il Consiglio comunale di Cantù ha discusso il Documento Unico di Programmazione – DUP relativo al prossimo anno. Stando alle osservazioni fatte in quella sede dal Capogruppo PD Antonio Pagani, le cui competenza e professionalità in materia sono note e comprovate, le proposte avanzate dalla Giunta in carica prevederebbero un taglio alla spesa sociale del 3.61% rispetto al 2025. Nel dettaglio: -6.46% per infanzia, minori e asili nido; -1.67% per le disabilità; -3.25% per gli anziani; -16.06% per persone soggette ad esclusione sociale; -11.33% per il diritto alla casa.

Il Documento, ovviamente approvato a maggioranza e dalla maggioranza, credo sia un’altra occasione persa di sostanziare le innumerevoli dichiarazioni di condivisione, partecipazione, co-progettazione ecc. che da mesi stucchevolmente riempiono discorsi, dichiarazioni e interviste di esponenti delle diverse forze politiche locali.

Il mio stupore per il procedere autoreferenziale dell’attuale Amministrazione comunale, disinteressata a qualsivoglia confronto, guardinga da qualunque consultazione e indifferente a ogni contributo dissonante, è assai inferiore a quello provato per le forze di minoranza/opposizione anch’esse, tutte, inattive nello sfruttare questa preziosa e significativa opportunità per rivitalizzare un confronto con le tantissime organizzazioni sociali attive nel territorio comunale, competenti e parti in causa nelle tematiche e le problematiche oggetto dei tagli previste dall’attuale governo della città.

Ma il mio sbigottimento è forse ancora maggiore per la totale latitanza su questa decisiva questione di chi intende, o lascia intendere, di rappresentare il Terzo Settore canturino. Non essere consultati, non venir considerati, acquietarsi su allori fasulli, rinchiudersi nei rispettivi orticelli, schierarsi a difesa dei propri circoscritti interessi, rinunciare alla critica costruttiva, significa venire meno ad un tratto fondativo e giustificativo delle organizzazioni di società civile, prima ancora che di Terzo Settore, che hanno nell’interlocuzione politica per il governo dei territori e la tutela dei diritti di tutti – a partire dai più deboli e svantaggiati – un pilastro irrinunciabile della loro identità e del loro agire.

Spero poco nel ravvedimento dei primi. Conto sul rimediare dei secondi. Mi rammarico della dormienza e sollecito un’azione di chi, rebus sic stantibus, al massimo può solo rivendicare di rappresentare sé stesso.

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