Vacanze e turismo, a volte, sottendono crimini efferati

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Dopo che negli anni ’50 i Masai furono obbligati a lasciare i loro villaggi per essere “deportati”, con la promessa di finalmente avere una collocazione definitiva, nella regione di Loliondo (parte integrante del ben conosciuto Parco Nazionale del Serengeti – Tanzania), ancora oggi questa fiera popolazione di allevatori africani si trova a dover affrontare l’ennesimo esodo. Il Governo tanzaniano, in combutta con la Otterlo Business Company (OBC) – società con sede negli Emirati Arabi Uniti e specializzata nell’organizzazione di viaggi di lusso e battute di caccia grossa per ricchi facoltosi avventurieri di tutto il mondo, ha deciso di destinare 1500 dei 4.000 Kmq del territorio concesso ai Masai per varare un progetto di sfruttamento per il turismo di lusso con l’obiettivo dichiarato di ricavarne 112 Milioni di Dollari entro il 2025 attirando 1,2 milioni di turisti all’anno. Di conseguenza, 70.000 Masai sono destinati per l’ennesima volta a lasciare case, villaggi e armenti per destinazioni sconosciute e, con tutta probabilità, ancor meno vivibili.

La OBC, già più volte accusata di violenze sui Masai al fine di indurli ad abbandonare i territori, arresti arbitrari, messa a fuoco di interi villaggi, divieto di accesso alle fonti di acqua sono i principali capi di accusa rivolti alla OBC dalle Organizzazioni per i diritti umani, sta conducendo un’efferata e criminale caccia all’uomo per consentire l’avvio del progetto e rimpinguare le proprie casse grondanti di sangue.

Il Parco del Serengeti, come altre destinazioni ben note anche a noi italiani, saranno ancora una meta privilegiata delle prossime vacanze natalizie.  

Chissà se prenotando il prossimo viaggio si penserà anche alle conseguenze che i nostri privilegi causano sulle popolazioni locali, in particolare su quelle più deboli e indifese.

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