AIDS: il voltafaccia del Governo costa la vita a 100.000 persone

Tra le tragiche conseguenze dei tagli alla spesa sociale della Finanziaria 2011 – 2013, vi è anche il mancato pagamento della quota italiana al Fondo Globale per la lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. Da ben due anni – 2009 e 2010 – il Governo Berlusconi non ottempera l’impegno assunto con la comunità internazionale di versare 130 milioni di Euro. Aggiungendo a questi debiti un residuo pregresso, il mancato pagamento dell’Italia ammonta oggi a 290 milioni. Tradotto in altri numeri, forse più chiarificatori, questa vergognosa marcia indietro corrisponde a 100.000 sieropositivi che non potranno beneficiare delle cure e continueranno il calvario dell’immunodeficienza. Tra di loro, molte donne e bambini dei Paesi in Via di Sviluppo. A stroncare ogni barlume di speranza nella possibilità di ravvedimento entro la fine anno, come dichiarato con una delle solite bugie del Premier, ci ha pensato il Sottosegretario al Ministero per gli Affari Esteri Vincenzo Scotti. Convocato in Parlamento per riferire circa questa incresciosa vicenda, Scotti ha ammesso l’impossibilità di onorare tale debito. E pensare che il Fondo Globale fu lanciato dal G8 del 2001 a Genova come la grande iniziativa promossa dall’Italia. Con tutta l’enfasi berlusconiana sfoderata per i grandi annunci da salvatore del mondo. Fortunatamente, anche se ciò nulla toglie alla pessima reputazione che il nostro Paese ha ormai insinuato nella comunità internazionale, altri donatori hanno al contrario incrementato i loro contributi. Rispetto allo scorso anno, gli Usa (4 milioni di dollari) del 40% conquistando anche in questo caso il gradino più alto del podio dei contributori; il Giappone del 28%; Francia, Canada e Norvegia del 20%. Solo la Spagna di Zapatero accompagna l’Italia all’ultimo posto non avendo versato nulla per i prossimi anni, ma almeno senza detenere debiti pregressi come nel nostro caso. Ma al di la di questi dati particolari, ciò che desta maggior preoccupazione è che il dato complessivo dei fondi disponibili è ben lontano da quanto richiederebbe un intervento serio e risolutivo. All’ultima conferenza cosiddetta di “replenishment” (riprogrammazione) del Fondo Globale, svoltasi a New York i primi dello scorso mese di ottobre, gli impegni assunti dall’insieme dei donatori ha raggiunto la cifra di 11,7 miliardi di dollari, a fronte dei 20 stimati necessari dal Direttore esecutivo del Fondo, dr. Michel Kazatchkine. Anche a causa del voltafaccia italiano.

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